lunedì 24 luglio 2017

L'Antitrust "stanga" le compagnie telefoniche per i contratti conclusi via telefono

Fonte: comunicato stampa 18 luglio 2017
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha irrogato alle principali compagnie telefoniche (Telecom, Vodafone, Wind, Fastweb e Tiscali) sanzioni per un totale di 9.000.000 euro per aver adottato condotte illecite in violazione delle norme del codice del consumo di recepimento della consumer rights, nell’ambito della commercializzazione a distanza, online o al telefono, o fuori dei locali commerciali (presso gli stand ad esempio) di servizi di telefonia fissa e/o mobile.

I casi riguardano principalmente la prassi seguita dagli operatori del settore di dare inizio all’esecuzione del contratto, procedendo all’avvio del processo di attivazione della linea e/o di migrazione da altro operatore, durante la pendenza del termine di 14 giorni previsto per esercitare il diritto di recesso (c.d. periodo di ripensamento) senza acquisire un’espressa richiesta in tal senso da parte del consumatore.

domenica 23 luglio 2017

Omessa notifica della cartella di pagamento? Equitalia non può pretendere nulla!

L'Agente per la riscossione deve provare di aver notificato la cartella esattoriale al contribuente per poter vantare un diritto di credito nei confronti di quest'ultimo.

Il principio, esposto di recente dalla Cassazione (vedi), è stato ribadito dalla Commissione Tributaria Provinciale di Lucca nella recentissima sentenza che potete leggere di seguito.

Il mancato adempimento di questo obbligo rende non valide nemmeno le richieste di pagamento future, per carenza di notifica dell'atto premessa.

Qui la sentenza n. 260/2017.

sabato 22 luglio 2017

Viaggio all'estero? un viaggiatore accorto controlla la destinazione

I
l Ministero degli Esteri ha predisposto, da qualche anno, un importante servizio che può risultare utile per chi si sta apprestando ad andare all'estero per una vacanza.

Stiamo parlando di www.dovesiamonelmondo.it, un sito web che vi fornisce molte informazioni delle località che intendete visitare, ed in primo luogo la sicurezza delle città dove vi state recando.

Il sito web prevede, infatti, una pagina web dove potete trovare tutti i paesi del mondo con il diverso livello di sicurezza di ogni stato, con i consigli della Farnesina, la quale indica con vari colori i propri suggerimenti rivolti ai turisti, sconsigliando loro la visita di alcune zone geografiche dove il livello di sicurezza è meno elevato.



Questa la cartina con le diverse località con gli aggiornamenti costanti

Il sito web non fornisce solo informazioni ai viaggiatori, fornendo anche delle "schede paese" relative ad ogni singolo paese, ma fornisce anche le prime informazioni per chi si dovesse trovare all'estero, ed avesse la necessità di conoscere dove trovare ambasciate, consolati o altri punti di crisi.

Infine, un altro importante servizio offerto dal sito web ha ad oggetto i documenti che devono essere presentati, in ogni paese, per coloro che intendano recarsi all'estero per ragioni diverse dalla visita turistica.


Il viaggiatore può trovare tante informazioni utili per il viaggio non turistico.

Insomma, vi consigliamo di dare uno sguardo a questo sito web, prima di partire per il vostro viaggio all'estero: www.dovesiamonelmondo.it
BUONE VACANZE!

venerdì 21 luglio 2017

In arrivo il semaforo intelligente: maggiori tutele per pedoni e ciclisti?

La novità definitivamente introdotta con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 19 giugno 2017, entra in vigore il Decreto del Ministero dei Trasporti del 27 aprile 2017, recante le “Caratteristiche per omologare e installare dispositivi finalizzati a visualizzare il tempo residuo di accensione delle luci dei nuovi impianti semaforici”.

La nuova norma introduce alcune novità in materia di Codice della Strada, in quanto prevede l'omologazione ed installazione di nuovi dispositivi (semafori) per la visualizzazione del tempo residuo di accensione delle luci degli apparecchi semaforici.

In pratica, in semafori dovranno prevedere, per legge, il sistema definito  “countdown”, con il quale gli automobilisti sapranno quando scatta il verde per la partenza.

Invero, la novità normativa diventerà operativa solo al termine di quest'anno, così come previsto dal decreto ministeriale in Gazzetta, in particolare l’art. 60, comma II^, della Legge n. 120 del 2010.

I nuovi dispositivi elettronici consentiranno agli automobilisti di conoscere il tempo residuo di accensione delle segnalazioni semaforiche (anche il semaforo rosso), consentendo all'autista di regolarsi di conseguenza.

Purtroppo, dobbiamo segnalare che la norma introduce questa novità solo con riferimento ai nuovi impianti, o comunque in ipotesi di sostituzione integrale del vecchio semaforo, sicché il suo impatto sulle strade appare, al momento, limitato.

Queste le tre categorie di dispositivi:

a) lanterne semaforiche pedonali e per velocipedi  per  indicare  il tempo residuo negli attraversamenti pedonali e ciclabili;
b) lanterne  semaforiche  veicolari che regolano sensi unici alternati;
c) lanterne semaforiche veicolari normali che regolano il transito in intersezioni tra strade con una corsia per senso di marcia, senza attraversamenti pedonali e ciclabili.

Qui di seguito, la Gazzetta Ufficiale del 19 giugno 2017 ove è incluso il Decreto del Ministero dei Trasporti.

lunedì 17 luglio 2017

A chi è rimasto il cerino in mano delle obbligazioni Alitalia?

Fonte: Il Fatto Quotdiano
Chi ci rimetterà da un fallimento della nuova Alitalia? Per forza gli azionisti, poi di sicuro molti fornitori, i contribuenti italiani, i dipendenti ecc. A prima vista nessun risparmiatore. Ma è proprio così? A giudicare da alcuni dati scovati e forniti da Marco Vinciguerra della Tokos, la situazione è peggiore e anche più opaca.

L’Alitalia-Società Aerea Italiana (SAI), cioè l’attuale compagnia subentrata alla precedente, ha emesso diverse obbligazioni per importi rilevanti. Vogliamo però concentrarci su quella da 375 milioni di euro che circola sul mercato secondario, di cui si parla pochissimo o niente. È il prestito Alitalia-SAI 5,25% 30-7-2020, codice Isin XS1263964576, quotato in Irlanda.

Sorvoliamo sull’entusiasmo ostentato dell’amministratore delegato Silvano Cassano che lo definiva “un importante segnale di fiducia dei mercati finanziari”, a ulteriore conferma di quanto sia idiota la massima di Borsa “Il mercato ha sempre ragione”.

Guardiamo piuttosto l’andamento delle quotazioni: pressoché immobili vicino a 100 sino a novembre, sono cominciate a scendere e ora boccheggiano sotto 20. Ma chi ha ora il cerino acceso in mano? Dai dati di Bloomberg, per titoli simili inevitabilmente incompleti, ne avrebbe in misura significativa Unicredit spa per 2,8 milioni di euro, Kairos ltd per 2,4 milioni e Agorà Investments sgr per 1,3.

Ma le hanno in proprietà, cioè rischiando essi stessi, o sono piuttosto di loro clienti? E tutte le altre? Quante ne sono finite in fondi comuni e/o fondi pensione, magari comprate a 100 e poi rivendute ai prezzi attuali? Questa è infatti la tecnica adottata dai gestori in questi casi, per nascondere lo sporco sotto il tappeto, affermando bellamente di non possederne, dopo avere scaricato le perdite sui malcapitati clienti del risparmio gestito.

In ogni caso questa volta, se si arriva al crac, non c’è da sperare nelle ciambelle di salvataggio che il Tesoro, ministro Giulio Tremonti, gettò nel 2009 per mitigare le perdite di obbligazionisti e addirittura azionisti della vecchia Alitalia.

domenica 16 luglio 2017

Corecom & danno - il discutibile orientamento dei giudici milanesi

E' proponibile la domanda di risarcimento del danno subito dalla compagnia telefonica in assenza di una procedura di conciliazione avanti al Corecom?

E cosa succede se la procedura è stata avviata, ma non si è completata in modo corretto, ovvero il cliente chiede alla compagnia telefonica dei danni superiori o diversi rispetto alla domanda di conciliazione?

La questione è stata affrontata dal Tribunale di Milano con una discutibile sentenza, che potete leggere di seguito, con la quale ha dichiarato l'inammissibilità della domanda proposta per carenza di conciliazione, nonostante il precedente tentativo di soluzione stragiudiziale avanti al Corecom.

1. IL CASO
La questione ha ad oggetto una controversia instaurata da una associazione che, a causa di inadempimenti sia contrattuali sia degli impegni assunti in due conciliazioni avanti al Corecom da parte di una compagnia telefonica, ha agito nei confronti di quest’ultima per la risoluzione del contratto di telefonia, e ciò a titolo di responsabilità pre-contrattuale e/o contrattuale, nonché dell’ultimo verbale di conciliazione.


A tale riguardo, rileva la circostanza che, tra gli ultimi inadempimenti della compagnia telefonica (nella specie: distacchi delle linee telefoniche, il preteso pagamento di fatture e l’inottemperanza dell’ultimo verbale di conciliazione) e l’instaurazione della causa davanti al giudice ordinario, l’associazione non ha esperito il tentativo di conciliazione obbligatorio, sicché il giudice ha rilevato l’improponibilità della domanda e non l’improcedibilità.


In argomento, la distinzione tra improponibilità ed improcedibilità della domanda ha delle conseguenze di non poco conto, che solo per maggiore comodità esponiamo ai nostri lettori brevemente, senza alcuna pretesa di sistematicità, peraltro difficile da raggiu
ngere con queste due categorie generali di invalidità degli atti all’interno del processo civile.

L'improcedibilità
è la sanzione prevista per l’atto processuale quando la parte proponente non ha osservato la legge processuale (il rito); normalmente è un ostacolo di natura processuale che sopravviene nel processo: una caratteristica dell’improcedibilità è che la domanda già promossa in giudizio vede salvi i propri effetti sostanziali (ad es. l’interruzione della prescrizione del diritto azionato in giudizio) e processuali.


L’improponibilità (o inammissibilità)
è, invece, è la sanzione che colpisce l’atto processuale quando  è sprovvisto di quegli elementi essenziali che servono ad introdurlo nel processo e ad ottenere una pronuncia di merito.


Ai nostri fini, la distinzione più importante da cogliere è sul piano degli effetti: si ripete, la domanda dichiarata improcedibile nel processo non vede venire meno gli effetti sostanziali e processuali introdotti in origine nel processo. Questo significa dunque che, se il giudizio viene interrotto e poi rinnovato, la domanda è come “congelata” e conserva i propri effetti (v. prescrizione). La domanda inammissibile, invece, è come se non fosse mai stata promossa in giudizio, perché non è sanabile.


E qui veniamo al nostro tema. Qual è la sanzione processuale da comminare quando la parte instaura una controversia in materia di telecomunicazioni davanti al giudice ordinario senza prima instaurare e concludere il tentativo di conciliazione davanti all’autorità preposta (Corecom)?


2. IL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO

In materia di telecomunicazioni rileva il combinato disposto di cui agli art. 11, co. 11°, della legge 31 luglio 1997 n. 249 e art. 3, co. 1° e 4, co. 2°, della delibera AGCOM n. 182/02/Cons., sotto la lente d’ingrandimento della giurisprudenza nelle ipotesi di specie.


La prima disposizione verte sulle modalità del tentativo obbligatorio di conciliazione, statuendo che: “L'Autorità disciplina con propri provvedimenti le modalità per la soluzione non giurisdizionale delle controversie che possono insorgere fra utenti o categorie di utenti ed un soggetto autorizzato o destinatario di licenze oppure tra soggetti autorizzati o destinatari di licenze tra loro. Per le predette controversie, individuate con provvedimenti dell'Autorità, non può proporsi ricorso in sede giurisdizionale fino a che non sia stato esperito un tentativo obbligatorio di conciliazione da ultimare entro tenta giorni dalla proposizione dell'istanza all'Autorità. A tal fine, i termini per agire in sede giurisdizionale sono sospesi fino alla scadenza del termine per la conclusione del procedimento di conciliazione.”


La seconda disposizione, di fonte regolamentare e, quindi, subordinata alla legge, stabilisce quanto segue: “Il ricorso giurisdizionale non può essere proposto sino a quando non sia stato espletato il tentativo di conciliazione da ultimare entro trenta giorni dalla proposizione dell’istanza.”.


Ad un colpo d’occhio emerge che le due disposizioni disciplinano in dettaglio le modalità (obbligatorie) di conciliazione prima di instaurare la causa di merito, ma non dicono anche quale sanzione si applica per l’inosservanza di queste norme.


Da qui diverse pronunce discordanti sul tema, tra le quali si segnala il recente Tribunale di Milano, sentenza n. 3418/2016, per la soluzione, a nostro parere, irrispettosa del principio di tutela effettiva dei diritti delle parti nel processo ordinario.

3. LA GIURISPRUDENZA DI LEGITTIMITÀ SUL PUNTO
La giurisprudenza di legittimità, a più riprese sottoposta alla questione se il mancato esperimento della conciliazione obbligatoria prima del giudizio di merito sia un vizio sanabile o meno, ha optato per la soluzione più attenta all’esigenza del cliente e, quindi, a conservare quanto più possibile gli effetti della domanda.


Istruttiva è la massima della recente Cassazione n. 24711/2015, la quale in argomento ha ancora enunciato il principio secondo cui: “Il tentativo obbligatorio di conciliazione, previsto dalla L. 31 luglio 1997, n. 249, art. 1, comma 11, (Istituzione dell'Autorità per la garanzia nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisive), e dagli artt. 3 e 12 del Regolamento di procedura relativo alle controversie fra organismi di telecomunicazione e utenti, allegato alla Delib. AGCOM 182/02/CONS (applicabile alla specie ratione temporis) - da annoverarsi tra gli istituti di cosiddetta "giurisdizione condizionata" […] deve intendersi sempre prescritto per la procedibilità - non per la proponibilità, per la ammissibilità o per la ricevibilità - dell'azione promossa in sede giurisdizionale, con la conseguenza che il giudice di primo grado o d'appello […] -, dichiarata la temporanea improcedibilità dell'azione, deve sospendere il processo fino alla realizzazione delle predette condizioni ed assegnare, ove necessario, alle parti un termine per l'esperimento di detto tentativo obbligatorio, restando salvi - al momento della prosecuzione del processo - gli effetti sostanziali e processuali della domanda giudiziale irritualmente proposta, e rimessa alla volontà delle parti ed al prudente apprezzamento del giudice l'eventuale rinnovazione degli atti istruttori già eventualmente compiuti"(CASS. 24711/2015; ma v. anche CASS. 14103/2011).


4. LA PRONUNCIA DEL TRIBUNALE DI MILANO: PUNTO CRITICO

Il giudice di prime cure milanese,invece, ha disatteso l’enunciazione di massima in parola, che propende chiaramente per la tesi dell’improcedibilità e della “sanatoria” degli effetti sostanziali e processuali della domanda, argomentando, per contro, che il principio costituzionale della ragionevole durata del processo (art. 111 Cost. ), a propria volta “informato” dalla direttiva CE n. 22/2002, imporrebbe sempre e comunque alle parti di esperire prima del processo un tentativo di conciliazione davanti all’autorità amministrativa preposta, e ciò per superiore interessi all’economia e all’efficienza del processo civile.


L’interesse pubblico all’economia degli atti processuali diventa così stringente da “punire”, se vogliamo, la parte che abbia instaurato la controversia con l’inammissibilità della domanda (e le ben note conseguenze di carattere sostanziale che si riversano sulla domanda: si pensi ad una domanda promossa poco prima della decorrenza del termine di prescrizione).

A nostro parere, la sentenza in oggetto erra nel “calare” dall’alto un’inderogabile ed astratta esigenza di celerità ed economia processuale che, portata all’estremo, vanificherebbe la tutela effettiva dei diritti del cliente nelle controversie in materia di telefonia.


Poi, che il giudice milanese faccia riferimento alla giurisprudenza comunitaria (ed in particolare, alla Corte di Giustizia 18.03.2010 – Alassini c. Telecom Italia S.p.A) per identificare nella legge 279/1997 una stringente ed assoluta esigenza di deflazione ed economia processuale pare discutibile.


Almeno, la sentenza della Corte di Giustizia non sancisce in modo assoluto il principio di ragionevole durata delle controversie né dice che si persegue efficienza e celerità del processo civile con conciliazioni fatte rigorosamente prima della causa ordinaria; anzi, afferma che ciascuno stato membro sceglie le procedure più consone anche per garantire la tutela effettiva dei diritti delle parti.


In tal senso, la giurisprudenza di legittimità (v. la summenzionata Cassazione n. 24711/2015) ha ben visto che deve farsi un bilanciamento tra il principio di economia processuale e deflazione del contenzioso, da un lato, e di tutela effettiva dei diritti, dall’altro. Tale equilibrio si raggiunge tramite l’interpretazione letterale della normativa in oggetto, la quale peraltro parla di “salvezza degli effetti sostanziali e procedurali della domanda”.


5. CONCLUSIONE

In assenza di una specifica norma di legge che stabilisca la sanzione per l’inosservanza del tentativo di conciliazione (anche se ciò non deve stupire, perché il tema correlato sulla nullità e invalidità degli atti processuali, fatto salvo per le impugnazioni, è perlopiù disomogeneo e insuscettibile di essere ricondotto ad unità), si ritiene che l’intento deflattivo intravvisto nella legge 279/1997 non deve spingersi fino a sacrificare, sempre e comunque, aspetti sostanziali dei diritti azionati in giudizio, a meno di non voler sacrificare il diritto di azione (art. 24 Cost.).


È pur vero che la Corte Costituzionale nel 2006 non ha dichiarato incostituzionale detta norma di legge, perché il meccanismo di preventiva conciliazione davanti al Corecom, quanto a modalità ed effetti, somiglierebbe a quello previsto in materia giuslavoristica (v. artt. 410 e 412 bis c.p.c.); tuttavia, non si dovrebbe ricavare dal meccanismo di conciliazione altro che non una mera esigenza di ordine e celerità processuale, senza però intaccare i diritti azionati.


Qui di seguito, il provvedimento del Tribunale di Milano.

sabato 15 luglio 2017

"Pirate on Demand" - maxi sequestro di siti web che trasmettono streaming illegale.

Nuovo intervento della Guardia di Finanza contro i pirati on line che abusivamente offrono contenuti on line dei  palinsesti pay-per-view di Mediaset Premium e Sky.

Le Fiamme gialle, attraverso l'operazione "Pirate on Demand", ha chiuso numerosi siti web che offrivano abbonamenti agli utenti per poter usufruire, a prezzi troppo contenuti, dei servizi web delle due piattaforme digitali.

I contenuti più richiesti erano quelli sportivi, ma anche film e documentari erano oggetto delle visioni dei clienti di queste piattaforme.

La Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Cagliari ha avviato l'operazione nel settembre del 2016 e si è conclusa con il sequestro di ottantanove server utilizzati per la creazione degli spazi digitali ove proporre le visioni illegali.

martedì 11 luglio 2017

Ricarica elettrica al Gaslini grazie a Volkswagen

Fonte: ecomotori.net
La colonnina installata all’Ospedale Pediatrico Gaslini grazie all’intervento congiunto di Piave Motori e di Volkswagen Italia è una testimonianza tangibile dell’impegno verso l’ambiente della Marca tedesca e della sua Concessionaria genovese, rivenditore della gamma elettrica Volkswagen per la Liguria.

L’impianto è a disposizione degli utenti nel parcheggio dell’Istituto e permette la ricarica accelerata (22 kW AC) e gratuita di due veicoli in contemporanea.
 

lunedì 10 luglio 2017

Il Garante blocca la banca dati contro la truffa dei vetri: è violazione della privacy!

Fonte: newsletter 28/6/2017
Il Garante della privacy ha respinto la richiesta di una società specializzata nella riparazione di cristalli per autoveicoli di istituire una banca dati dei propri clienti, anche potenziali, sulla base del bilanciamento di interessi tra la tutela della privacy e l'esercizio di finalità antifrode [doc. web n. 6407608].

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